Denata Ndreca ritratto di una voce autentica e radicata

Spread the love

Quando la poesia diventa atto civile, coraggio, rinascita e luce nel mondo

Denata Ndreca, nata a Scutari, in Albania, l’8 febbraio, e residente da molti anni a Firenze, è poetessa, scrittrice, giornalista, pedagogista e traduttrice. Ma prima di tutto è una donna che ha scelto la poesia come forma di vita, uno spazio in cui l’intimtà incontra il mondo e la fragilità si trasforma in forza. Denata ha fatto della parola una responsabilità e si è affermata come una delle voci poetiche più intense e riconoscibili del panorama contemporaneo.

La poesia entra presto nella sua vita, i primi testi vengono pubblicati quando è ancora giovanissima, alla fine degli anni Ottanta in Albania. L’arrivo in Italia porta con sé la sfida di una nuova lingua, il tema dello sradicamento, della memoria e dell’identità, che diventano materia viva dei suoi versi. La sua scrittura non è mai decorativa: interroga, attraversa la dimensione personale e quella condivisa, il corpo e la storia. Nei suoi testi si intrecciano amore, perdita, femminilità, migrazione, violenza e rinascita. Il passato dialoga con il presente, il dolore non si chiude ma si apre, cercando senso, dignità e nuove possibilità.

 

Libri che lasciano il segno

Nel corso degli anni Denata Ndreca ha pubblicato numerosi libri di poesia, costruendo un percorso coerente e riconoscibile. Da Intorno a me (2003),  Senza paura (2017), Un faro nella nebbia (2018), Tempo negato (2019) fino a La ragazza del Ponte Vecchio e Calicanto (2020) la sua scrittura evolve mantenendo una forte fedeltà etica. Con A nord delle mie costole – le tue coordinate nascoste (2023) e i più recenti Fiori dei Balcani (2024) e In quale lingua devo morire (2025), la poesia raggiunge una maturità piena, capace di tenere insieme memoria, identità e responsabilità collettiva. Accanto alla produzione per adulti, Denata Ndreca ha dedicato grande attenzione anche alla letteratura per ragazzi/e, con testi come La carrozzina magica (2017), Sono io (2019) e I giorni della pace (2022). Proprio I giorni della pace è stato scelto come progetto letterario e umanitario, ottenendo il patrocinio dell’UNICEF, ed è entrato nei programmi scolastici di alcune città della Thailandia. Altri suoi testi sono stati selezionati per l’esame di Stato conclusivo del primo ciclo d’istruzione, per tesi di laurea in Italia e in Albania e inseriti nel volume universitario Pedagogia sociale e pedagogia interculturale per l’infanzia (Pearson).

Le opere di Denata Ndreca sono state tradotte in francese, inglese, albanese, spagnolo, rumeno e thailandese, confermando una voce capace di attraversare lingue e confini culturali. Il suo lavoro è stato riconosciuto con numerosi premi letterari nazionali e internazionali, tra cui la Segnalazione al Premio Strega 2024 per A nord delle mie costole, il Premio Lord Byron – Golfo dei Poeti (2023), il Çmimi Asdreni in Albania, il Premio al Merito Culturale Giornalistico Sociale Eccellenze Europee, il Premio Internazionale Machu Picchu in Perù, il Women for Culture and for Peace International Award, il Premio Frida Kahlo, il Cygnus Aureus, il Grand Award to Excellence – Eccellenze Europee, fino al Conio in Argento della Zecca dello Stato, Premio Accademico e a numerosi riconoscimenti letterari italiani e internazionali.

Ma più dei premi, ciò che colpisce nel suo percorso è la coerenza: ogni libro è un passo ulteriore verso una poesia che non si sottrae al mondo. Come scrive lei stessa: “Scrivo per non lasciare sole le ferite.”

Uno dei momenti più emblematici del suo impegno civile avviene quando Denata Ndreca viene invitata al Senato della Repubblica Italiana, dove recita una sua poesia contro la violenza sulle donne. In quell’occasione la poesia smette di essere solo pagina e diventa atto pubblico, voce che risuona tra le pareti delle istituzioni. Un gesto potente, che testimonia come la parola poetica possa ancora farsi strumento di denuncia, memoria e speranza. Non un intervento simbolico, ma una presa di posizione chiara che guarda in faccia il dolore del mondo: la poesia come forma di resistenza, come spazio in cui le donne ferite, dimenticate, uccise, tornano ad avere un nome e una voce. La poesia di Denata Ndreca non si rifugia mai nell’estetica fine a se stessa ma tratta temi altrettanto molto importanti come: l’migrazione, l’emarginazione, la violenza, il silenzio imposto.

Denata Ndreca al Senato della Repubblica, contro la violenza sulle donne.

Abbiamo fatto tanta strada.
A volte stanche, a volte felici.
Ci siamo fermate in un angolo della terra
ed abbiamo messo le nostre radici.
Abbiamo pianto sotto i sorrisi
in nome di un figlio e di un amore,
ci siamo chiuse nelle nostre paure,
ferme,
davanti ad un grigio portone.
Abbiamo sperato di dimenticare
tenendo dentro tutto il male,
abbiamo continuato a trascinare
sapendo che non c’era più niente da salvare.
Abbiamo sognato altri mondi per sfuggire un
attimo dalla realtà.
Abbiamo masticato umiliazioni e graffi, solo
per aver detto la verità.
Abbiamo stretto forte i denti
quando pane per noi non c’era più.
Siamo morte sotto lenzuoli
quando le mani di “quel uomo”
non volevamo sentire più.
Abbiamo coperto bene gli zigomi
viola,
neri,
e le labbra spaccate.
Come pezzi di mosaici – da sole,
ci siamo incollate.
E quando un giorno
volevamo tornar ad amare,
fu troppo alto il prezzo da pagare.

IL PREZZO DA PAGARE

In Fiori dei Balcani leggiamo:

“Ti toglieranno il nome,
ma sei senza terra
e non ti potranno seppellire.
Ricordati di compiere
la tua unica vendetta: rifiorire.”

Rifiorire, la sua parola chiave. Nei suoi versi ritorna spesso un’immagine: quella della rinascita. Non una rinascita ingenua, ma conquistata, attraversata, consapevole. È forse qui che si racchiude il cuore della sua poetica: rifiorire nonostante tutto, trasformare la ferita in radice, il dolore in possibilità. L’impegno di Denata Ndreca non si ferma alla scrittura. Da anni lavora nel mondo dell’educazione, promuove progetti culturali per bambini e ragazzi, dialoga con realtà che si occupano di inclusione, diritti e tutela dei più deboli. La sua è una visione della cultura come cura, come responsabilità verso l’altro. Nei suoi versi la fragilità non è mai debolezza, ma luogo di verità.

Un incontro che diventa amicizia. Ho conosciuto Denata attraverso i suoi libri. Attraverso poesie che sembravano parlare direttamente a parti profonde e silenziose di me. Da quella lettura è nata, nel tempo, un’amicizia sincera e profonda, fatta di ascolto, stima e condivisione. E’ una donna di rara sensibilità, la sua forza non chiede spazio: lo crea.

In un’epoca che corre veloce e spesso dimentica, Denata ci ricorda che la poesia è più che mai necessaria. Può abitare i libri, le piazze, le scuole. E sì, anche il Senato della Repubblica. Perché quando la parola è vera, trova sempre il suo spazio e luogo.

Buon compleanno Denata! Auguro che la tua parola continui a trovare spazio dove ce n’è più bisogno.
Che la tua voce resti libera.
Che la tua poesia continui a rifiorire attraverso i tuoi libri, nelle persone e nel mondo.

 

 

Tag:

I commenti sono chiusi.
Portrait Life - Contatti: info@portraitlife.eu - "Dove lo stile incontra l'ispirazione."